Stavo ragionando su un’idea di fantascienza semi-plausibile: invece di costruire il solito motore che produce una spinta, perché non immaginare un dispositivo capace di trasformare in qualche modo l’evoluzione nel tempo in movimento nello spazio?
La relatività ci dà già uno spunto interessante. Energia e quantità di moto sono parti dello stesso quadrimpulso e, quando un oggetto si avvicina alla velocità della luce, il suo tempo proprio rallenta rispetto a quello di un osservatore esterno. Da qui l’idea: un ipotetico motore potrebbe modificare direttamente la geometria locale dello spazio-tempo, “inclinando” parte della componente temporale verso quella spaziale.
La nave non verrebbe quindi spinta. Sarebbe lo spazio-tempo intorno a lei a cambiare, mentre nave ed equipaggio continuerebbero a seguire una geodetica. Da fuori si vedrebbe una fortissima accelerazione; dentro, invece, un accelerometro potrebbe continuare a indicare praticamente zero. Anche la struttura non dovrebbe sopportare le accelerazioni mostruose richieste da un normale viaggio relativistico.
A questo punto anche la forma dell’astronave viene quasi da sola: una sfera.
Al centro si trova il motore cronocinetico, che genera una bolla sferica appena più grande dello scafo. La direzione principale di viaggio coincide con il polo nord. All’equatore quattro piccoli gruppi di motori di assetto, simili come concetto agli RCS del modulo lunare, permettono le manovre quando non viene utilizzata la propulsione principale.
Sempre all’equatore, ma dentro la sfera, ruota un grande anello abitabile. Durante le normali operazioni crea gravità centrifuga e può funzionare anche come stabilizzatore della nave. Le zone polari superiore e inferiore sono invece dedicate agli spazioporti per navette e mezzi di servizio.
Rimane naturalmente il problema più grosso: l’energia.
Creare coppie particella-antiparticella dal vuoto e farle annichilire non produrrebbe energia gratis: per crearle dovremmo prima fornire almeno la stessa energia che recupereremmo. Per restare nel campo della fantascienza “semi-plausibile” possiamo però ipotizzare che il motore riesca a stimolare uno stato del vuoto quantistico e a sfruttarne il rilassamento, mentre la produzione e l’annichilazione delle coppie diventano parte del processo di conversione energetica.
Non è fisica che sappiamo fare, naturalmente. Probabilmente non è nemmeno fisica possibile. Ma mi piace perché porta a un’astronave molto diversa da quelle classiche: niente grandi motori posteriori, niente equipaggio schiacciato dall’accelerazione e nessuna vera “prua”.
È, in sostanza, una bolla di spazio-tempo mobile con un’astronave sferica al suo interno.
E, incidentalmente, il risultato ricorda parecchio la Good Hope di Perry Rhodan. Forse quelle vecchie astronavi sferiche non erano poi una scelta estetica così strana.











