E se provassimo a progettare una bicicletta a pedalata assistita tornando alla filosofia del vecchio Piaggio Ciao? Pochi componenti, niente complicazioni inutili e un prezzo alla portata di tutti.
L'idea di partenza
Le biciclette elettriche moderne sono spesso diventate oggetti complessi e costosi. Cambi sofisticati, display, sospensioni, batterie enormi e telai elaborati fanno lievitare prezzi e pesi.
Ma per andare a fare la spesa, raggiungere il lavoro o percorrere qualche chilometro in città, serve davvero tutta questa tecnologia?
La mia idea è ripartire da un mezzo che ha segnato un'epoca: il Piaggio Ciao.
Non voglio costruire un ciclomotore, ma una vera bicicletta elettrica a pedalata assistita, con la stessa filosofia di semplicità, praticità e leggerezza.
Un telaio essenziale
Il telaio riprende la geometria del Ciao, con una struttura scatolata molto stretta e una parte centrale inclinata.
L'obiettivo è utilizzare pochi elementi strutturali, mantenendo una linea pulita e facilmente riconoscibile.
Le ruote saranno da 26 pollici, con pneumatici stretti, per ridurre la resistenza al rotolamento e mantenere una buona scorrevolezza.
Niente sospensioni elaborate: preferisco un mezzo leggero e robusto, adatto soprattutto all'asfalto.
Una batteria piccola e rimovibile
La batteria sarà da 36 volt, 10 Ah, per una capacità di 360 Wh.
Inizialmente avevo pensato di inserirla nella parte inclinata del telaio. Poi ho preferito una soluzione più semplice: collocarla nel portapacchi posteriore, dentro un contenitore estraibile.
Il blocchetto a chiave avrà tre posizioni:
Spenta e bloccata: la batteria rimane fissata alla bicicletta.
Sbloccata: la batteria può essere estratta.
Accesa e bloccata: la bicicletta è pronta a funzionare.
La batteria potrà quindi essere portata in casa e ricaricata separatamente.
L'autonomia prevista, ancora da verificare, è nell'ordine di 30–60 chilometri, in funzione del percorso e dell'assistenza richiesta.
Il motore? Nel mozzo posteriore
Per la propulsione ho scelto un comune motore brushless da 250 watt nominali, alimentato a 36 volt e integrato nel mozzo posteriore.
Avevo valutato anche la frenata rigenerativa, cioè la possibilità di recuperare energia durante le frenate.
Alla fine ho deciso di eliminarla.
Il recupero energetico su una bicicletta leggera, soprattutto in pianura, sarebbe generalmente modesto, mentre il sistema rischierebbe di diventare più costoso e pesante.
Meglio un motore tradizionale, economico e facilmente sostituibile.
Naturalmente l'assistenza funzionerà soltanto durante la pedalata e si interromperà a 25 km/h, rispettando i requisiti previsti per le normali biciclette a pedalata assistita.
Una trasmissione semplicissima
Qui ho ragionato parecchio.
Inizialmente avevo immaginato una trasmissione a cinghia dentata. Poi ho considerato persino un albero flessibile, per eliminare la catena.
Ma ogni soluzione introduceva costi e complicazioni.
Alla fine la risposta era sotto gli occhi: una normalissima catena da bicicletta!
Nessun cambio, nessun deragliatore, nessun moltiplicatore.
Una sola corona anteriore e un solo pignone posteriore.
Ho valutato una corona da 48 denti e un pignone da 12, ma il rapporto 4:1 sarebbe piuttosto lungo.
Una soluzione più equilibrata potrebbe essere 48 denti davanti e 14 dietro, che con ruote da 26 pollici permette di viaggiare intorno ai 25 km/h pedalando a circa un giro al secondo.
È proprio quello che cercavo: una pedalata tranquilla anche alla massima velocità di assistenza.
Un semplice carter proteggerà la catena.
Freni economici e niente elettronica superflua
Anche per i freni voglio mantenere la massima semplicità.
Due normali V-brake meccanici, economici, leggeri e di facile manutenzione.
Niente impianti idraulici, niente sistemi complessi.
Per quanto riguarda l'elettronica, basta una centralina essenziale, un sensore di pedalata e un comando per selezionare il livello di assistenza.
Un piccolo indicatore dello stato della batteria sarà sufficiente. Non serve trasformare una bicicletta in uno smartphone su due ruote.
La scheda tecnica provvisoria
| Caratteristica | Soluzione |
|---|---|
| Tipologia | Bicicletta a pedalata assistita |
| Telaio | Scatolato, ispirato al Piaggio Ciao |
| Ruote | 26 pollici, pneumatici stretti |
| Motore | Brushless posteriore, 250 W |
| Batteria | Litio, 36 V, 10 Ah |
| Posizione batteria | Portapacchi posteriore |
| Trasmissione | Catena monomarcia |
| Rapporto ipotizzato | 48/14 |
| Freni | V-brake meccanici |
| Velocità assistita | 25 km/h |
| Autonomia indicativa | 30–60 km |
| Cambio | Assente |
E il prezzo?
Questo è il punto fondamentale del progetto.
Vorrei ottenere una bicicletta elettrica ultraeconomica, non una bicicletta premium venduta come oggetto di moda.
Per questo sto cercando di eliminare tutto ciò che non serve davvero.
La batteria, il motore e il telaio rappresenteranno probabilmente le voci principali di costo. Il resto dovrà essere costruito con componenti standard, facilmente reperibili.
L'obiettivo è scendere il più possibile sotto il prezzo delle comuni e-bike commerciali, senza compromettere sicurezza e affidabilità.
Non ho ancora un preventivo definitivo: sarebbe scorretto indicare un prezzo preciso prima di aver calcolato materiali, assemblaggio, controlli e conformità normativa.
Tornare all'essenziale
Il vecchio Ciao aveva un pregio che oggi sembra quasi dimenticato: era un mezzo semplice, leggero, economico da mantenere e comprensibile anche a chi non era un meccanico.
Vorrei recuperare proprio quello spirito.
Una bicicletta elettrica che non abbia bisogno di un'app, di aggiornamenti software o di componenti proprietari per continuare a funzionare.
Due ruote, due pedali, un motore, una batteria e la strada davanti.
Il progetto è ancora nella fase concettuale e molte soluzioni dovranno essere verificate, soprattutto la struttura del telaio, la trasmissione e i costi effettivi.
Ma la direzione è chiara: meno componenti, meno peso, meno spesa.
Forse l'innovazione non consiste sempre nell'aggiungere qualcosa. A volte consiste nel capire che cosa possiamo togliere.






