2026-05-26

 Il futuro del coding: da tool specifici a agenti generali


È passato un po’ di tempo dall’ultimo post, e ora è il momento di fare il punto. Codex è ormai il “fido scudiero” che scrive codice, gestisce il PC, ricerca notizie e crea servizi automatici per me.

All’inizio ho realizzato applicazioni a “Babbo morto”, ma poi ho iniziato a scrivere solo ciò che mi veniva chiesto o che mi tornava utile. Scrivere un office o un nuovo linguaggio di programmazione non ha più senso: ci stiamo dirigendo verso codice personale, su misura per le proprie esigenze.

Oltre a Codex, ho adottato CLaude Code, ma lo utilizzo con modelli DeepSeek e il nuovo v4‑flash, che compete con i grandi modelli a una frazione del costo. Con 2 € di API ho coperto due settimane di lavoro. È meno efficiente di Codex con GPT‑5.5 xhigh (il top di OpenAI), ma per molti task è praticamente perfetto.

Ollama sta chiudendo i modelli cloud; senza l’abbonamento (che costa quanto OpenAI) non è più possibile usarli. Lo impiego solo per servizi minimi con IdeaAI t e pochi altri, che a loro volta stanno diminuendo di utilizzo.

L’ultimo step è Hermes, assistente personale alimentato da DeepSeek.

Credo che presto smetteremo di scrivere tool di programmazione per passare ad agenti generici che svolgono le attività al nostro posto. Il v4‑flash gira su macchine quasi “umane”; se tutto procede come previsto, entro il 2028, quando non potrò più usare la mia Raspberry Pi 1B come “carrotcamp”, avrò una macchina capace di fare inferenza locale con un modello di dimensioni simili a quelli più grandi attuali. Con questo passo il cerchio si chiude: Internet tornerà a essere un canale di comunicazione, come era originariamente, anziché una vetrina del sapere umano che invece sarà condensato in un LLM locale

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