2026-10-31

La popolarità dei progetti è diventata come il PageRank dei siti

 

Quando la visibilità conta più del contenuto, anche il mondo open source rischia di perdere una delle sue qualità migliori: la meritocrazia.

Da qualche tempo, osservando quello che succede su GitHub, ho una sensazione sempre più netta: la vitalità e il successo di un progetto sembrano dipendere più da chi lo pubblica che da ciò che il progetto effettivamente realizza.

Non è una novità assoluta. La notorietà ha sempre avuto un peso, anche nell'informatica. Ma oggi mi sembra che il fenomeno abbia assunto dimensioni tali da modificare le regole del gioco.

Mi ricorda molto quello che è successo al Web con il PageRank di Google.

Dal PageRank alle stelle di GitHub

Il PageRank nasceva da un'idea intelligente: utilizzare i collegamenti tra pagine come indicatori della loro autorevolezza. Con il tempo, però, attorno al posizionamento sui motori di ricerca è cresciuta un'intera industria fatta di ottimizzazione, promozione, pubblicità e strategie per conquistare visibilità.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: essere nelle prime posizioni non significa necessariamente offrire il contenuto migliore.

Ora vedo qualcosa di simile nel mondo dello sviluppo software.

Su GitHub abbiamo stelle, follower, fork, classifiche dei progetti di tendenza e una serie di indicatori che dovrebbero aiutarci a individuare i lavori più interessanti.

Il problema nasce quando questi numeri smettono di essere semplici indicatori e diventano, agli occhi di molti, una misura della qualità.

Un progetto con migliaia di stelle viene considerato importante quasi automaticamente. Uno con poche stelle rischia di essere ignorato, indipendentemente dalla sua utilità, originalità o qualità tecnica.

E naturalmente chi è già conosciuto parte avvantaggiato. Un programmatore con migliaia di follower può ottenere in poche ore una visibilità che uno sconosciuto difficilmente raggiungerà in anni.

La popolarità genera altra popolarità. Il merito, da solo, non basta più.

Quando anche la visibilità diventa un prodotto

Attorno a GitHub si sta sviluppando un mercato della promozione dei progetti.

Esistono servizi esterni che vendono apertamente posizionamenti e spazi pubblicitari per i repository. Altri promettono di aumentarne la popolarità. GitHub stesso integra strumenti economici come Sponsors, che hanno una finalità diversa e positiva: sostenere finanziariamente gli sviluppatori.

Non bisogna confondere la sponsorizzazione di chi lavora con l'acquisto di visibilità. Ma il confine tra comunità tecnica, reputazione e marketing diventa sempre più importante da osservare.

Non trovo scandaloso che qualcuno voglia guadagnare dal proprio lavoro. Anzi, molti progetti open source fondamentali sopravvivono proprio grazie ai finanziamenti.

Quello che mi preoccupa è un'altra cosa: il rischio che la capacità di promuovere un progetto diventi più importante della capacità di realizzarlo bene.

A quel punto non stiamo più premiando necessariamente il software migliore. Stiamo premiando chi dispone di più denaro, tempo, contatti o abilità comunicative.

Esattamente come è accaduto a una parte del Web.

Io non vendo nulla

Personalmente pubblico software perché mi piace programmare, sperimentare, imparare e condividere quello che realizzo.

Non ho un prodotto da vendere, un'azienda da promuovere o investitori da convincere.

Quello che metto a disposizione è il mio tempo, insieme ai miei progetti e al mio account GitHub.

Per questo troverei abbastanza assurdo spendere denaro per ottenere stelle, follower o qualche posizione in più in una classifica.

Sarebbe come pagare qualcuno affinché venga ad ammirare un oggetto che ho costruito per passione e che, oltretutto, metto gratuitamente a disposizione di tutti.

Naturalmente fa piacere sapere che qualcuno utilizza un proprio programma. Un commento, una segnalazione di errore, una proposta di modifica o anche un semplice ringraziamento possono dare molta più soddisfazione di cento stelle.

Ma il successo di un mio progetto non può diventare il motivo per cui lo sviluppo.

Altrimenti un passatempo creativo finirebbe per trasformarsi in un secondo lavoro, per giunta non retribuito.

Il vero problema è l'appiattimento

La questione, però, va ben oltre la mia esperienza personale.

Quello che temo è un progressivo appiattimento del mondo dello sviluppo software.

Oggi, anche grazie all'intelligenza artificiale, produrre e pubblicare codice è diventato molto più semplice. Il numero dei progetti cresce rapidamente, mentre l'attenzione delle persone rimane limitata.

In un ambiente così affollato, chi dispone già di una reputazione consolidata tende ad avere un vantaggio sempre maggiore.

Questo può produrre un effetto paradossale: abbiamo più strumenti che mai per creare software, ma rischiamo di concentrare l'attenzione su un numero sempre più ristretto di autori e organizzazioni.

Le idee originali, magari imperfette ma interessanti, possono scomparire sotto una montagna di progetti meglio confezionati, meglio pubblicizzati o semplicemente firmati dalle persone giuste.

E non è detto che il software più popolare sia anche quello più semplice, efficiente, comprensibile o adatto alle nostre necessità.

Del resto, la storia dell'informatica è piena di piccoli programmi straordinari, scritti da singoli sviluppatori, che hanno risolto problemi concreti senza bisogno di campagne pubblicitarie.

Una meritocrazia che non è mai stata perfetta

Non voglio idealizzare il passato. Il mondo open source non è mai stato una meritocrazia perfetta.

Anche ieri contavano le conoscenze, la reputazione, le comunità di appartenenza e la capacità di far conoscere il proprio lavoro.

Ma la disponibilità pubblica del codice offriva almeno una possibilità: chiunque poteva esaminarlo, provarlo, modificarlo e giudicarne direttamente il valore.

Questo rimane, secondo me, uno degli aspetti più belli dell'open source.

Il codice non dovrebbe diventare migliore perché chi lo ha scritto è famoso. E non dovrebbe diventare peggiore perché il suo autore è sconosciuto.

È qui che vedo il pericolo: non nella scomparsa totale della meritocrazia, ma nella sua lenta sostituzione con una sorta di economia dell'attenzione, nella quale ciò che viene visto conta progressivamente più di ciò che viene fatto.

Continuerò a pubblicare, ma non a competere

Non ho intenzione di smettere di condividere i miei progetti.

Continuerò a scrivere programmi, pubblicarli, modificarli, abbandonare quelli che non mi interessano più e magari riprenderli dopo qualche anno.

Se qualcuno li troverà utili, tanto meglio.

Se rimarranno con tre stelle, o con nessuna, non cambierà il motivo per cui li ho realizzati.

Mi piacerebbe però che GitHub e le altre piattaforme dedicassero più attenzione a far scoprire i progetti piccoli, nuovi e poco conosciuti, anziché limitarsi a valorizzare quelli che hanno già conquistato un pubblico.

Perché il valore di un progetto non coincide con il numero di persone che lo conoscono.

E se anche nel mondo open source cominciamo a confondere sistematicamente la popolarità con il merito, rischiamo di perdere proprio ciò che lo ha reso così interessante: la possibilità che una buona idea, nata sul computer di uno sconosciuto, possa valere quanto quella di una grande azienda.

In fondo, non vorrei che GitHub diventasse il nuovo Google dei primi risultati: tutti cercano di arrivare in cima, ma sempre meno persone si fermano a guardare cosa c'è davvero dentro.

Il software dovrebbe essere giudicato per quello che fa, non per gli applausi che riceve.

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